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Emi White

08/07/2019, 15:01

emozioni, felicit, momenti, pseudonimi, 25 parole



Momenti-da-imbottigliare


 Quando gli amici etichettano il tuo bicchiere con lo pseudonimo che usi per scrivere...



Quando gli amici etichettano il tuo bicchiere con lo pseudonimo che usi per scrivere comprendi che è tempo di tornare a lavorare!
22/01/2019, 01:17

racconto breve



Silvia-e-i-biscotti-della-felicità


 Storie di cani e padroni



Accadeva che Silvia durante le sue passeggiate superasse il bosco, e che avventurandosi con Gemma per i campi aperti, percorresse quei sentieri solcati dai trattori, sulle cui rive crescono i papaveri e altri fiori estivi. In quelle occasioni spesso incontrava Mario.
L’uomo aveva così tante strane abitudini che la maggior parte delle persone lo considerava del tutto svitato e la gente del paese preferiva girargli alla larga; ma Gemma andava pazza per il cibo che Mario ammucchiava nelle tasche: spesso maleodorante, ridotto in poltiglia proprio secondo i desideri di un cane.
Silvia se ne stava a due o tre metri di distanza e lasciava che il cane festeggiasse il pazzo con uggiolii di felicità e scodinzolate che coinvolgevano tutto il posteriore.
"La danza della felicità!" Esclamava lui divertito "Meno male che qualcuno se la ricorda ancora!".
Normalmente a quel punto lui svuotava le tasche, Gemma divorava ogni briciola e poi cane e padrona proseguivano indisturbate il loro percorso.

Invece il 14 maggio accarezzò a lungo l’animale, poi guardò Silvia negli occhi e le mostrò un mazzo di spighe. "Domani me ne vado", le disse "ho trovato tutto quello che dovevo, tieni".
Le stava porgendo le erbe raccolte con una tale determinazione che Silvia dovette suo malgrado accorciare le distanze e accettare il dono, o avrebbe fatto una figura da vera maleducata.
"Custodiscile con cura, queste sono spighe speciali, ci si possono cucinare i biscotti della felicità".
Silvia provava lo stesso imbarazzo dei suoi compaesani, il tipico disagio di quando si è in compagnia di un pazzo: un misto di diffidenza e timore che ti porta a parlare con cautela o a stare del tutto zitta. In effetti non disse una parola.
"Li hai mai assaggiati?" Chiese allora lui e trovandola nuovamente muta domandò ancora: "Hai mai mangiato qualcosa di nuovo?"
"Sì" rispose con cautela lei.
"E nel farlo non ti sei mai sentita felice?". Silvia si ricordò della prima volta che aveva assaggiato le lasagne, era molto piccola ma in effetti aveva provato uno straordinario senso di felicità. Annuì con un piccolo sorriso.
"E hai mai assaggiato qualcosa di nuovo e anche raro?". Silvia si chiese cosa Mario intendesse per raro e lui, come se glielo avesse letto nel pensiero, si spiegò meglio "Tipo un tartufo".
Lei di certo non era un amante dei tartufi, ma annuì pensando che ogni volta che trovava un porcino si sentiva in ogni caso felice.
"Ecco, questa è una varietà rara. Osserva le spighe, sono più corte."
"Più corte..." mormorò perplessa.
"Fidati" insistette lui "Sono un botanico". La notizia in qualche modo rassicurò la ragazza.
"Sono anni che le cerco! Le pensavo estinte, invece eccole qua. Tutto merito di Gemma".
Silvia diede un’occhiata al cane "Certo" lo assecondò poi.
"La sua danza della felicità ha riportato le spighe sulla Terra. Chissà dove erano finite"
"Chissà" ripeté lei stringendo le labbra e annuendo con convinzione, ritenendo che i pazzi vadano soprattutto assecondati.
"Bene, io ho compiuto la mia missione, ora posso tornare a casa. Ti nomino Custode delle spighe" disse solennemente "Tu e Gemma vi assicurerete che possano sempre crescere e potrete mangiarne un pochino, quando non riuscirete a sentirvi felici diversamente".
Poi si girò e se ne andò.

Arrivata a casa, Silvia provò uno strano brivido leggendo sul giornale un necrologio: "Mario Stanziò, 23 01 1952 - 11 05 2019, la famiglia lo ricorda con affetto"

02/01/2019, 13:30

racconto, brevissimo, favola, magia



Tutto-quello-che-dovreste-sapere-sui-fagioli-magici-e-le-perle-di-fiume


 «Mio nonno stava dando da mangiare all’unico pollo rimasto nel cortile, bucce di carote e altri avanzi di cucina, e noi avevamo appena finito di gustarci il gelato; ma i bambini, si sa, di dolci non ne hanno mai abbastanza. Mattia aveva con sé le...



«Mio nonno stava dando damangiare all’unico pollo rimasto nel cortile, bucce di carote e altri avanzi dicucina, e noi avevamo appena finito di gustarci il gelato; ma i bambini, si sa, di dolci non nehanno mai abbastanza. Mattia aveva con sè le Menthos, le tenevamo d’occhio giàda un po’; i grandi avevano dato il divieto di aprirle, ma ora non erano incortile e il nonno sembrava occupato; eravamo convinti che non badasse a noi. Per quanto mi riguardasapevo che sono caramelle pericolose, specialmente se le mischi con la cocacola, ma a pranzo non ne avevo bevuta e se Mattia avesse aperto il pacchettonon mi sarei tirata indietro. Forse, se i grandi avessero saputo cosa c’era dentrol’impasto di menta e zucchero, non ci avrebbero mai lasciato tenere quellecaramelle. Probabilmente le avrebbero buttate via o magari se le sarebberomangiate. I grandi sono strani. In ogni caso nessuno di noi poteva immaginareche quello che stavamo per aprire non era un pacchetto di Menthos qualunque.Addentai la caramella:"Ahi!". C’era qualcosa di duro lì dentro...tirai fuori dallabocca un seme traslucido. Passammo qualche minuto a cercare di capire cosafosse. Certo, seavessimo anche soltanto lontanamente intuito che si trattava di un fagiolomagico non lo avremmo gettato in quel modo. Tutti sanno cosa capita a quei semiquando toccano il suolo, non hanno bisogno di essere annaffiati come gli altri,o di essere interrati. Cresce perché è colmo di magia, lì dentro ce ne è cosìtanta che sprizza luce tutto intorno, ma era giorno, e il sole ingannò i nostrisensi. Se fosse stata notte avrebbe illuminato tutto il cortile della fattoria,ne sono sicura. Crebbe veloce, esattamente come si racconta nelle favole, manessuno di noi ebbe il tempo di arrampicarsi fin lassù, dove toccava il cielo.Il nonno ci allontanò e cominciò a dare colpi d’ascia come se avesse dovutoabbattere un albero per l’inverno. L’altissima pianta cadde. Non potrò maisapere se in cima ci siano stati giganti o nani, perchè i grandi sono così,farebbero qualsiasi cosa per tenere i bambini con i piedi per terra.Naturalmente fummo interrogati e i miei genitorierano esperti nel fiutare le bugie dei piccoli. Mattia teneva le caramelle nascostein tasca. Per fortuna le custodiva lui, che era molto più scaltro di me. Rispose che aveva ricevutoil fagiolo da uno sconosciuto, in cambio di una monetina; il che era vero madecisamente incompleto, perché Mattia non fece parola del pacchetto che avevain tasca e a nessuno venne in mente che il fagiolo si potesse trovare dentrouna caramella. Ci fecero una bella lavata di testa, e ci misero in guardia daldare confidenza agli sconosciuti: ci dissero che fra loro si nascondevanoladri, assassini, truffatori e perfino maghi... Ricorda, Jacopo, molti grandi sanno della magia, ma fanno finta che nonesista.» Zia Clara socchiuse gliocchi e si riposò qualche secondo, poi continuò il suo racconto. «Ad ogni buonconto, quando fummo davvero soli, controllammo le altre pastiglie: c’era unfagiolo magico per ognuno di noi. Questa volta non facemmo lo stesso errore.Era chiaro che erano semi che non potevano essere utilizzati ovunque. Litenemmo nascosti, aspettando di trovare il luogo ideale dove nessuno avrebbepotuto abbattere la nostra pianta.» A quel punto zia Clara feceuna cosa che non mi sarei mai aspettato. Si tolse il ciondolo che portava alcollo e me lo porse «Tieni» disse «il fagiolo magico ora è tuo». Aveval’aspetto di una perla di fiume, non pareva affatto un seme. Lei anticipò lemie perplessità, come se mi avesse letto nel pensiero: «Difficile riconoscerlo,vero? Ci ho messo un po’ di tempo a capirlo, ma il miglior modo di nascondereun fagiolo magico èindossarlo alla luce del sole. La nostra stella ne offusca il bagliore. Questoè invece il sacchettino dove dovrai riporlo di notte» fece un’ulteriore lungapausa. Era molto stanca, sapevo chenon avrei potuto parlare con lei ancora per molto, avevamo probabilmente isecondi contati.Mi guardò negli occhi esorrise: «Non aspettare il luogo o le condizioni ideali per seminare il tuofagiolo. Non le troverai mai. Accertati solo di piantarlo in un momento in cuipotrai difenderlo e sarai disposto a intraprenderne la faticosa salita»


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